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KRIS DURHAM: LA MIA STORIA ITALIANA (with english version)
Kris Durham racconta la sua avventura italiana (english version at the end of the italian one)


Parma, 22 giugno 2018 – Nel 2012, al mio arrivo a Detroit, ricevetti un regalo dal mio ex compagno di stanza al college e quarterback titolare della squadra, Matthew Stafford. Si trattava di un romanzo di John Grisham dal titolo "Playing for Pizza" (Il Professionista, nella versione italiana). Il libro narra la storia del quarterback dei Cleveland Browns, Rick Dockery, e del suo viaggio dalle sideline NFL all'avventura di gioco con i Parma Panthers. Qualcosa che, oggi, posso raccontarvi anch'io molto bene.

Malgrado la diversità di ruolo e le dinamiche che mi hanno portato a lasciare la NFL, leggere il racconto del viaggio di Rick ha acceso in me un interesse del tutto inaspettato e mai avrei immaginato che, un giorno, sarei approdato esattamente dove lo aveva fatto il protagonista del romanzo di Grisham. Ci avevo persino scherzato su con Matthew e un altro dei nostri compagni di squadra, Shaun Chapas, dicendo che, una volta terminata la nostra carriera da professionisti, avremmo potuto tutti quanti trasferirci in Italia e continuare a giocare. Ma nemmeno nelle mie più sfrenate fantasie avrei pensato che giocare a Parma sarebbe diventato realtà.

Procedendo velocemente, alcuni anni dopo aver letto "Il Professionista", gli Oakland Raiders decisero di rescindere il mio contratto, e io che mi sarei ritirato dal football giocato se non avessi firmato un altro accordo entro la fine dell'anno. La stagione iniziò e si concluse senza che io ricevessi alcuna offerta e mi trovai, dunque, ad affrontare il momento della verità: voltare pagina o continuare a provare? Per scegliere la prima opzione dovevo obbligarmi ad allontanarmi dal football e un viaggio in Europa mi sembrava un'ottima soluzione. E così, all'inizio del 2016, decisi di partire per alcuni mesi.

E' buffo come la vita e il destino seguano, a volte, percorsi tortuosi ma già scritti, perché per anni non avevo più pensato a Rick o ai Panthers Parma. Poi, però, mi sono trovato a viaggiare per tutte le meravigliose "trappole" per turisti che l'Italia sa offrire e, improvvisamente, un giorno, accendendo il telefono, ho visto uno strano messaggio su Facebook. Era di Ugo Bonvicini (oggi Presidente dei Parma Panthers, NdT), che mi chiedeva se fossi interessato a giocare a football con la sua squadra.
Ho pensato subito che fosse uno scherzo: non poteva essere vero! Ma la cosa mi ha incuriosito e così, spinto dalla voglia di capire cosa Bonvicini e l'head coach dei Panthers, Andrew Papoccia, avevano da raccontarmi sulla vita e sul football in Italia, ho risposto alla telefonata che, da lì a qualche giorno, ho ricevuto mentre ero a Firenze. Onestamente, tutta questa storia mi intrigava, ma ero venuto in Europa per una ragione precisa, dimenticarmi del football, e così ho declinato l'invito, dicendo a coach Papoccia e a Ugo di provare, magari, l'anno successivo.

Una volta rientrato negli USA, non riuscivo a togliermi dalla testa la chiacchierata avuta con Papoccia. Ho cominciato a cercare informazioni più dettagliate sulla Prima Divisione italiana e sulla città di Parma. Ho seguito qualche partita in streaming per studiare la classifica dei Panthers, che erano in procinto di affrontare i play-off.

Quella stessa estate, ho visto molti dei miei amici tornare a prepararsi con i propri compagni di squadra per gli OTA (Organized Team Actrivity) e i mini camp di allenamento con le rispettive squadre NFL. E ho sentito la forte esigenza di tornare a giocare. Pur avendo ricevuto un'offerta da una squadra della Canadian Football League, però, non sono riuscito ad accettare, perché nella mia testa mi sentivo pronto a voltare pagina e a chiudere con il football.

Ancora una volta, tuttavia, il destino aveva in serbo qualcosa di diverso per me, perché qualche settimana dopo, ho ricevuto un altro messaggio da Ugo. Mi raccontava di come la stagione dei Panthers fosse finita anzitempo e di quanto fossero vicini ad iniziare la preparazione per un nuovo campionato. Da quel momento in avanti, Ugo e Andrew non mi hanno più mollato e alla fine, dopo quasi un anno da quel primo messaggio interlocutorio e quasi 4 anni e mezzo dopo aver letto "Il Professionista", ho deciso di partire per Parma, pronto a vestire la maglia dei Panthers.

"Non posso prometterti molto, se non una cosa: nella tua vita non mangerai mai più così bene come farai a Parma!". - Andrew Papoccia

Non sono sicuro sia stata proprio questa promessa a farmi decidere, ma certamente l'idea di poter assaggiare il miglior cibo della mia vita non mi dispiaceva affatto! La cosa più bella di tutto ciò è stata che Andrew non stava affatto scherzando. Non ho davvero mai mangiato così bene come a Parma, in tutta la mia vita! Tuttavia, la parte migliore non è stata affatto il cibo.
In Italia, per me, tutto era nuovo. Ci sono cose delle quali mi sono innamorato all'istante, desiderando di portarle a casa con me, in America. Altre, invece…beh, non proprio. Ma faceva tutto parte della stessa esperienza.

Come Rick nel romanzo di Grisham, all'inizio mi sono sentito un po' perso. Mi trovavo in una città straniera, dove si parlava una lingua a me sconosciuta e per la quale non ero preparato. Per fortuna, la maggior parte dei miei nuovi compagni di squadra parlava inglese e tutti mi hanno aiutato ad ambientarmi, mostrando a me e a Tony Bell (l'altro import dei Panthers, NdT) quello che la Città aveva da offrirci. Non nascondo che, all'inizio, tutti questi cambiamenti e queste diversità possono spaventare: dalla lingua, alla semplice osservazione che tutto tende ad essere più piccolo. E intendo veramente piccolo. Le auto, le docce, le abitazioni, i letti, tutto! Per dirla in breve, gli americani credono davvero che più grande voglia dire essere più bello, oppure come usa dire Carol, la mia ragazza, "un'americanata"!

Per quanto, comunque, potessi sentirmi un po' a disagio al mio arrivo in Italia, c'era un posto dove sapevo di essere casa: sul capo da gioco.

Giocare a football è qualcosa che ho fatto per tutta la vita, anche come professione, quindi avrei dovuto essere in grado di uscire e mostrare ai miei compagni quel che sapevo fare, o almeno così pensavo. Ma poi…SBAM! E' successo. Il mio peggior incubo si è materializzato. L'unica cosa che non volevo succedesse era infortunarmi giocando a football in Italia. E invece è proprio quello che è mi è capitato, al primo allenamento.
Ugo si è immediatamente preso cura di me, organizzando le sedute di fisioterapia e le cure migliori che potessi mai immaginare. Ma il risultato è stato che ero comunque costretto in sideline.

Il dover stare forzatamente in panchina e guardare i miei compagni giocare mi ha però fatto apprezzare sempre di più la squadra e il suo modo di affrontare il gioco. Le lunghe trasferte in pullman dopo una grande vittoria, con i ragazzi che intonano cori e canzoncine su tutto e tutti: c'è sempre un motivo per festeggiare e questi ragazzi lo fanno tutti insieme. E anche quando sono rientrato dall'infortunio, la squadra mi è sembrata più unita che mai.

Purtroppo la nostra stagione è terminata prima di quanto avessimo sperato e, in principio, ho pensato che a questo punto la mia carriera da giocatore si fosse definitivamente conclusa. The End. Il destino, invece, ancora una volta aveva in serbo un modo per farmi tornare.

Al termine della stagione, in luglio, sono partito da Parma, per poi tornarci rapidamente a fine agosto per giocare a Flag Football con i miei compagni. Sono ripartito a settembre e tornato ancora una volta in ottobre, e quindi ancora in dicembre. Per poi fermarmi definitivamente a febbraio di quest'anno. C'erano un sacco di ragioni dietro a questi continui viaggi, ma ogni volta che torno a Parma ho la netta sensazione di non essermene mai andato. Come se questa fosse la mia seconda casa.

Giocare a football americano, tuttavia, non è mai stata per me la sola ragione per venire a Parma. E' molto più di questo. Qui, in Italia, ho trovato un gruppo di amici che mi ha accolto come un membro della loro famiglia, ricordandomi perché ho iniziato a giocare a football, tanti anni fa. Ho trovato una seconda casa a Parma, e una lingua che, giorno dopo giorno, riesco a capire sempre meglio. E una famiglia di fratelli che si supportano l'un l'altro in ogni momento della loro vita.

Ad essere sincero, ho trovato tutto quello che non sapevo stessi cercando.


In 2012, when I first arrived in Detroit, I received a gift from my former college roommate and the starting quarterback, Matthew Stafford. The gift, a book by John Grisham called Playing for Pizza. The book is about a quarterback for the NFL's Cleveland Browns, Rick Dockery, and his journey from the NFL sidelines to finding himself a member of the Parma Panthers. Something I can very well relate to.

Despite our differences in position and exit from the NFL, reading about Rick's journey sparked an interest in me that I never saw coming nor did I ever imagine my life would soon have the same landing spot as Rick. I had even joked with Matthew and another one of our college and professional teammates, Shaun Chapas, that after our playing careers were finished we should all go to Italy to play together again. But never in my wildest of dreams did I think that playing in Parma would come true.

Fast forward a few years after I had finished Playing for Pizza, I had just been released from the Oakland Raiders, and I decided that I would retire from football if I didn't sign a contract before the end of the year. The season came and went without me receiving a contract offer. Now was the moment of truth, do I move on or do I keep trying. To move on, I needed to force myself to get away from football, so I decided to travel through Europe by myself for a few months in early 2016.

It's funny how life and destiny work sometimes because I had not thought about Rick or Panthers of Parma in quite some time, years actually. But there I was traveling through all of best tourist traps that Italy has to offer, when I noticed that that I had a random message on Facebook. The message was from Ugo Bonvicini and he wanted to know if I had any interest in playing football with the Parma Panthers. In my head, I thought that this couldn't be real, but interested I wanted to hear what he and head coach, Andrew Papoccia, had to say about football and life in Italy. So I took the call while I was standing outside of my hotel in Firenze. Honestly, I was very intrigued, but remembering why I was on this European vacation I decided to politely decline and told Coach Papoccia and Ugo to maybe try again next season.

After arriving back in the US, all I could think about was the conversation that I had with Papoccia. I started researching more information about the Italian American Football League and also, more about the city of Parma. I followed a few of the games online to check the Panthers standings as they were heading into the play-offs.

That same summer, I watched as many of my friends were back with teammates preparing for OTAs and mini-camps with their respective NFL teams. I felt the urge to play again, but even when I received a contract offer from a team in the Canadian Football League, I couldn't find the words to accept because in my head I was still ready to move on from the sport of football.

But again, destiny had other plans because a few weeks later I received another message from Ugo. He told me about how the Panthers season had ended early and how close they were to another championship. From then on, Ugo and Andrew had me on the hook, and finally after almost a year after the introduction message and nearly 4.5 years since reading Playing for Pizza, I committed to coming to Parma. I was going to be able strap on the pads with the Panthers.

"I can't promise you a lot, but I can promise that Parma will have the best food that you've had in your entire life." - Andrew Papoccia

I'm not sure if that's what sold me on coming here, but it definitely didn't hurt to have the best food in my life promised. The best part of that sales pitch is that Andrew wasn't lying. Parma has the best food I've ever had in my entire life. But the best part about coming to Parma was far from the food. In Italia, everything for me has been a new experience. Some things, I immediately love and want to bring back to the America with me. While others...not so much. But it's all part of the experience.

Like Rick in the book, when I arrived I was a little lost. I was in a foreign city with a foreign language that I was unprepared for. Luckily, most of the guys on the team spoke English and were willing to help me adapt and show Tony Bell and myself around the city. But still the change can be somewhat overwhelming in the beginning from the language to the simple observation that everything tends to be smaller. I mean really small. The cars, the showers, the homes, the beds, everything. To say it simply, Americans really do think bigger is better or as Carol, my girlfriend, says "Americanata".

Just as uncomfortable as I was when I first arrived, there was one place that I knew I would feel comfortable. That was on the field. I mean it's something I have done most my life and also as a profession so I should be able to get out there and show the guys a few things or so I thought. Then BAM. It happened. This was my nightmare. The one thing I didn't want to happen was to get injured while playing football in Italy. Yet, here I was injured in the first practice. Ugo immediately took care of me and had physical therapy set up and the best care I could have imagined. But I was still on the sidelines.

Having to sit and watch my team play actually made me appreciate the game and the guys more and more. The long bus rides after a big win, the guys would have chants and songs about everything. Any thing and everything was celebration and these guys did it all together. Even as I came back from my injury, the team seemed to be really coming together.

Unfortunately, our season came to an end earlier than we had hoped. Initially, I thought that my playing career was finished. I'm done. But once again, destiny has a way of finding her way back into your life.

After the season, I left Parma in July, but quickly returned by the end of August and played Flag Football with the guys. After I left again in September, I returned again in October and again in December. Before coming back for good in February of this year. There were a lot of reasons for my returns, but every time I do return to Parma, I do feel like I've never left. Like this is my 2nd home.

But coming to Parma to play American football was never about the game for me. It's about more than that. Here, in Italia, I have found a group of guys that have taken me in as a member of their family, and they reminded me of the reason I began playing the game so many years ago. I have found a second home in Parma, and a language that day by day seems to be getting easier to understand. And a family of brothers that support each other in every aspect of life.
All in all, I found everything I didn’t know I was searching for.

Kris #2

 
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