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I Panthers, Gilles e l’uomo della pioggia
La prima domenica di Luglio 1979 vi dirà poco…
Se ci aggiungo Gran Premio di Formula1 a Digione in Francia, magari a qualcuno si accende un qualche led ed altri forse googlano per scoprire quanto lontana la sto prendendo questa volta.
Quel duello a sportellate tra Villeneuve con la Ferrari e Arnoux su Renault io me lo ricordo bene.
Ero piccolo, ma le macchinine mi piacevano un sacco…
Gilles non era un pilota, lui era "il pilota" che non potevi non amare.
Non vinse quasi mai nulla, tantomeno un mondiale, come invece fece suo figlio diciotto anni dopo, ma per quanto non fosse un supercampione, era il mio mito.
Lui saliva sulla 12 rossa e poi o arrivava in fondo o la distruggeva come se fosse in uno dei film Fast&Furious.
Perdeva una ruota? Andava lo stesso
Aveva l'alettone sradicato davanti al casco? Andava lo stesso
Aveva il motore in fiamme? Andava lo stesso.
Sapeva che prima o poi ci avrebbe rimesso l'osso del collo? Andava lo stesso.
Insomma finché aveva motore, lui schiacciava giù e andava avanti…
Fare il pilota di Formula1 così non te lo prescrive mica il medico e se lo fai fino all'ultimo pezzo di macchina allora io non posso fare altro che dirti: sei stato un grande Gilles!

Quello che forse non tutti sanno di quel duello è che, intanto, era solo per il secondo posto e che soprattutto le due auto non erano per niente simili.
Bella scoperta una era rossa italiana e l'altra gialla francese…
No, non per quello…
La Ferrari montava un 3000 aspirato mentre la Renault aveva un 1500 turbocompresso.
Il regolamento prevedeva infatti che il motore poteva avere il turbo, ma con la metà della cilindrata, come una specie di handicap per avere più o meno la stessa potenza delle auto non sovralimentate.
E quindi?
E quindi niente era una mia curiosità di una domenica di luglio di tanti anni fa…
Oggi è uno di quei giorni in cui ho bisogno di un pensiero felice e mi sono ricordato di quando ero in vacanza davanti ad un tv in bianco e nero a sentire Poltronieri che impazziva durante quei tre giri di sorpassi infiniti.
E poi la storia del turbo mi ha fatto pensare a ieri.

Feuuaua 6 luglio 2013 ---- Feuuaua 6 luglio 2014

Stesso giorno, stessa città, stesso ristorante, stesso pranzo, stesso stadio, stesso spogliatoio, stesso numero23 dipinto sulla colonna del bagno, stesso lato davanti alla tribuna, stesso avversario, stesso tutto…
Tranne il risultato finale e le mani che alzano la coppa.
Noi i super favoriti, imbattuti Panthers quando facciamo una cosa la facciamo alla grande.
Se vinciamo, vinciamo alla grande e se perdiamo lo facciamo ancora meglio, come meglio non si può.
E questa volta il tonfo è stato enorme; abbiamo perso in maniera così roboante e fantastica, spappolati da un avversario di un altro pianeta, che non sembra vero, che non ci ho capito niente.
Alla fine mi aggiravo per il campo come un terremotato che cerca tra le macerie gli oggetti di casa, tanto per sentirsi meno sperduto e capire cosa diavolo poteva esser successo per perdere così tanto a così poco.
Da PeterPan a "bimbo sperduto" il passo è davvero breve.
Poi pian piano la polvere si dirada, rivedi le cose e poi inizi a capire.
Eravamo motivati?
Sì lo eravamo, ma loro di più.
Allora eravamo troppo sicuri di vincere?
Certo che eravamo sicuri, le avevamo vinte tutte e son 4 anni che vinciamo lo scudetto, come si fa a non esser sicuri…
Ma allora li abbiamo presi sotto gamba?
Ma no, quando prendi sotto gamba un avversario lo fai per un quarto, al massimo due non per tutta la partita…
Noi abbiamo giocato il nostro football, loro hanno giocato un football migliore, tutto qui.

39 a 3 … sono 6 TD a zero… come ve lo spiego?
- eh no, guarda che è finita 33 a 3 – mi indica il tabellone il tifoso che è in me…
- No caro mio, il loro 83 senza una scarpa ha segnato e me ne frego se il regolamento dice un'altra cosa… quel TD lui lo ha fatto senza alcun fallo ed almeno moralmente glielo riconosco.

39 a 3 è una distanza siderale che appare davvero troppo lontana, ma ieri c'è stata tutta, niente da dire.

E allora cosa è successo?
E' successo che se pensavamo di poter fare a meno di un americano come Andrew o come Joe, Jaycen, Jared, Tanyon, Craig o Kevin ebbene abbiamo scoperto che no, non siamo ancora così forti.
E quindi la differenza tra vincere e perdere è stata non aver l'uomo della pioggia che fa la magia quando ti serve…, ma a dir la verità che gusto c'è a vincere così?
Mentre che vittoria sarebbe stata se fatta da soli, senza aiuti, senza trucchi?

Invece è stato che loro avevano il turbo e noi, forse un po' presuntuosamente, abbiamo pensato di farcela solo con l'aspirato.
Siamo bravi, siamo forti, ma siamo purtroppo ancora americano-dipendenti ed una volta che le cose si sono messe storte non c'è stato il supereroe che ha fatto cambiare rotta alla nave verso gli scogli.

Seamen campioni di italia 2014 e Panthers secondi, brucia?… brucia, ma è la vita ragazzi miei…

Dopo 4 anni vissuti da campioni non si poteva pensare di continuare in eterno.
Meglio così prima di tutto per i bravi Seamen che se lo sono meritato e dopo un anno da sconfitti apprezzeranno la gioia di sentirsi i numeri uno.
E meglio così anche per noi che dopo 4 scudetti potremo apprezzare di più quanto varrà il prossimo successo.
Sì, perché perdere una cosa che dai per scontata è il miglior insegnamento che la vita possa darti, soprattutto quando sai che ci saranno altre occasioni, altre sfide e avrai la possibilità di rifarti.

Anch'io mi ero dimenticato cosa significasse non essere campione e sento che nelle viscere la felicità per una vittoria dura molto meno di quanto bruci la sconfitta.
Solo così trovi la forza di sapere quanto vali e se vuoi lottare ancora.

Quindi che ben venga questa batosta! Così vedremo di che pasta son fatti gli anelli della catena di CoachP e se, come Gilles, avranno la forza di tirare dritto fino all'ultimo pezzo di macchina, fino al traguardo, fino alla fine.

35 anni fa la prima domenica di luglio fui maledettamente felice per un secondo posto… perché dovrebbe essere diverso oggi?

 

by Ugo Bonvicini

 

 
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